Il bacco ridente

 

L’intera ideazione e realizzazione dell’opera è avvenuta in stretta collaborazione con Luciano Preti professore di scultura dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze. Il blocco di due tonnellate di marmo statuario di eccezionale purezza, arriva dalle cave Michelangelo e mi è stato venduto su intervento del Prof. Preti.

 

Il Bacco è stato pensato come tipo brevilineo un po’ tarchiato e grasso ma al tempo stesso conservante l’eleganza del figurativo e delle decorazioni. Riferendomi al quinto bozzetto,(ne sono stati realizzati 5) le estremità, mani, piedi e testa, sono leggermente più grandi del dovuto rispetto al reale della figura. Questo induce l’osservatore ad appuntare l’attenzione su queste parti. Del resto quello di dare significanza particolare ad alcune componenti della scultura, superando il figurativo e le proporzioni in senso stretto, era un procedimento già ampiamente in atto nella classicità greco-romana.

 

La statua non rappresenta una virata regressiva verso un neoclassicismo inespressivo. Al contrario. Sarà anche la millesima variazione sullo stesso tema, ha però nel riso un elemento di completa originalità. Anche cercando nell’intera classicità non vi sono statue che ridono. E non è cosa facile far ridere il marmo.

 

Essa rappresenta la felicità pagana che guarda al mondo gaudente e leggera.

 

Questa versione del bacco si inquadra certamente nel filone del figurativo poiché non intende contribuire alla distruzione del linguaggio di trasmissione dell’ispirazione artistica, distruzione comune a molte opere di certa arte moderna, realizzate spesso senza nessuna competenza tecnica e in cui, anche facendo appello alla più ampia delle sensibilità e delle aperture mentali, nessuna nota emozionale risuona nell’anima dell’osservatore. Nessuna volontà di respingere i vari e multiformi concetti di arte moderna, pure qualche limite bisognerà porre a quella pletora di sedicenti artisti che, tronfi del loro successo di mercato, arrivano a vantarsi perfino della propria ignoranza : non so tenere un pennello in mano! (Maurizio Cattelan, intervista alla stampa di Torino in occasione di “Artissima” (sic!), giugno 2014).

 

La statua del dio e il perimetro del tempio delimitano la dimensione del sacro. L’invito al Mortale ad entrare in questa area si legge nel messaggio a fianco della statua ……………. Venite ……... visitiamo il tempio.